Interviste (Entrevistas)

Simone Sperduto, un romano a Madrid

Tra i membri del nostro Fan Club italiano c’è anche chi è espatriato e ha la fortuna di poter vivere di persona l’incredibile ambiente dell’Estadio de Vallecas: è Simone Sperduto, romano di nascita ma madrileno d’adozione.

Iniziamo con una breve presentazione

Hola popolo rayista, mi chiamo Simone Sperduto. Sono nato nel 1983, anno in cui fu incoronato ottavo Re di Roma il “divino” Paulo Roberto Falcão. Sono diventato maggiorenne nel 2001 con le gesta del “gladiatore” Francesco Totti.

Domanda banale: tifi anche una squadra italiana?

La risposta sarebbe fin troppo scontata…

Da quanto tempo segui il Rayo? In che modo l’hai scoperto?

Seguo il Rayo da circa due anni: un incontro casuale. Ero a Madrid, per la prima volta, a festeggiare il capodanno 2020. Un giorno ero a spasso nel quartiere di Vallecas e mi imbatto in questo stadio a me sconosciuto, un po’ nascosto tra i palazzi se si arriva dalla fermata metro Buenos Aires. Circumnavigo lo stadio, risalgo per Calle del Payaso Fofó e vedo all’angolo della strada un piccolo negozio annesso a questo campo di calcio. Entro nel negozio e mi si apre un mondo. Era la tienda del Rayo Vallecano ed è stato quasi amore a prima vista. Compro quello stesso giorno una sciarpa nera e una maglietta di qualche stagione prima, tutta azzurra con l’arcobaleno. Rientrato in Italia, di lì a poche settimane ritorno in Spagna per visitare Barcellona; rientrato di nuovo a Roma, a inizio marzo 2020, accade poi purtroppo quello che tutti sappiamo: arriva la pandemia e, con essa, il lockdown. È proprio durante il confinamento in casa che comincio, per passare il tempo, a cercare video di partite del Rayo e trovo la partita della promozione in Primera del 2018. Da lì capisco di che stiamo parlando quando si parla del Rayo e di Vallecas: una sola grande anima. Nel 2021 mi trasferisco definitivamente in Spagna, dapprima alle Canarie, poi a Madrid. Quindi comincio a vedere dal vivo le partite del Rayo.

Come mai proprio il Rayo?

Quello che mi colpisce di questa squadra è proprio l’aspetto unico di rappresentare un quartiere di una grande capitale europea: un qualcosa che in Italia, con un calcio che impedisce alle realtà cosiddette “provinciali” di emergere, non sarebbe neanche pensabile.

Qual è stata la tua prima partita a Vallecas?

La mia prima volta nello stadio di Vallecas è stato il 1° novembre 2021 per la partita di campionato tra Rayo e Celta Vigo.

E la partita più indimenticabile?

La partita che mi ha stregato di più è senza dubbio il match storico del 2 febbraio 2022 per il quarto di Copa del Rey tra Rayo e Mallorca: ho visto gente in lacrime per il passaggio in semifinale, un traguardo atteso da 40 anni. Sono uscito dallo stadio senza voce, parlavo quasi a gesti.

Giocatore del Rayo preferito?

Dovendo tirare le somme di questa mia prima stagione rayista dal vivo, come calciatore mi ha impressionato Isi: ha temperamento, è sempre stato tra i primi a venire a salutare sotto la tribuna e prendersi gli applausi dopo l’ingresso in campo e l’ho visto andare su ogni pallone in situazioni addirittura irrecuperabili, anche per il risultato.

Un giudizio sulla stagione appena conclusa e le tue aspettative sulla prossima stagione

Sono felice che avremo Iraola sulla panchina per un altro anno ancora: è un buon allenatore e, con gli innesti giusti, penso che la prossima stagione qualche soddisfazione ce la possiamo togliere. Magari stavolta, con un pizzico di fortuna in più, in finale di Copa del Rey possiamo andarci.

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